dalle storie di Bakary Diaby,
di Stefania Marrone e Cosimo Severo, con Bakary Diaby,
voce Rosalba Mondelli,
animazioni Giovanni Antonio Salvemini,
scene e luci Cosimo Severo e Luca Pompilio,
collaborazione tecnica Domenico Cotugno,
edit e sound design Amedeo Grasso e Domenico Grasso,
assistente di produzione Micaela Granatiero,
regia Cosimo Severo
Cominciano così le storie di chi racconta ciò che è stato, che non è più e che sarebbe bello fosse ancora. Bakary è nato piccolo e nero in un villaggio di bambini neri, di papà neri e di mamme nere, grandi mamme, grosse mamme, belle mamme. La prima cosa che devi imparare al villaggio è non farti scoprire dalla mamma perché le mamme nere ad Arfamoussaya, Guinea, Africa sono molto intelligenti. C’era una volta una capanna di erba e terra. Quella era la casa di Bakary. E da lì inizia la storia di una terra dove i bambini, come i bambini a tutte le latitudini, saprebbero giocare tutto il giorno, senza lavarsi e senza mangiare. No, senza mangiare no, non Bakary, il bambino più affamato del villaggio, che passa la notte a escogitare un piano per rubare la polenta che è avanzata al mercato. Un’Africa felice, che forse è ancora lì, al riparo da sguardi indiscreti. O forse non c’è mai stata. O forse Bakary, a forza di avere fame, è cresciuto troppo per starci ancora dentro. Fino a non entrare più nella capanna, nella scuola, nel villaggio, fino a dover cercare per sé una nuova strada. Un racconto di immagini, suoni, e almeno due lingue: il bambara, lingua della sua infanzia, e l’italiano, che Bakary parla come una lingua bambina, donandogli colori nuovi.